L'Iea promuove l'Europa sulle politiche energetiche

08/09/2008

L'Agenzia internazionale dell'energia valuta positivamente l'impegno della Ue sulle rinnovabili, ma critica la mancanza di un sistema di sanzioni

 L'Agenzia internazionale dell'energia (Iea) ha presentato a Bruxelles il suo primo rapporto sulle politiche energetiche dell'Unione Europea. Secondo quanto riferisce l'agenzia Apcom, l'Iea appoggia fortemente gli ambiziosi obiettivi del 'pacchetto' clima-energia dell'Unione, attualmente in discussione al Parlamento europeo e in Consiglio Ue, in particolare riguardo alla riduzione delle emissioni di gas-serra, l'aumento dell'efficienza energetica, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e l'ulteriore liberalizzazione del mercato interno del settore. L'Iea, finora, aveva passato in rassegna solo le politiche nazionali dell'energia dei singoli Stati membri. Nel rapporto sull'Ue sono lodati il coraggio e l'ambizione della Commissione europea in particolare per quanto riguarda l'instaurazione e la gestione del sistema Ets (la 'borsa delle emissioni' di gas serra) e la proposta di 'ownership unbundling' (separazione proprietaria) fra reti di distribuzione e società di produzione dell'energia.

Le critiche
L'Agenzia esprime anche apprezzamento per le decisioni del Consiglio europeo di marzo 2007, che, sotto la presidenza del cancelliere tedesco Angela Merkel, ha fissato gli obiettivi di ridurre le emissioni di gas serra del 20% e portare al 20% la quota del fabbisogno energetico primario prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020. Positivamente è valutato anche lo sforzo Ue per mettere a punto le tecnologie di cattura e deposito geologico dei gas carbonici (Ccs - "Carbon capture and sequestration"). Il rapporto, tuttavia, contiene anche alcune critiche all'Ue: per non aver reso obbligatorio, ma solo indicativo, l'obiettivo di aumentare del 20% l'efficienza energetica nell'Unione; per non aver dedicato risorse finanziarie adeguate, nel Programma quadro di ricerca 2007-2013, allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, stanziando invece somme considerevoli per la fusione nucleare, una scelta «difficilmente comprensibile alla luce delle sfide di breve e medio termine, che questa tecnologia non sarà in grado di affrontare», visti i tempi lunghissimi previsti per la sua messa a punto. 

Il tema delle sanzioni
L'Agenzia incoraggia la Commissione europea a restare ferma sulla sua posizione a difesa del 'full ownership unbundling' e la creazione di reti di distribuzione dell'energia indipendenti, nonostante le reticenze di molti stati membri, e sollecita l'Ue a rendere obbligatorio l'obiettivo del 20% dell'incremento dell'efficienza energetica, a redistribuire gli stanziamenti nella revisione del programma quadro di ricerca. Inoltre, per quanto riguarda le energie rinnovabili, l'Iea invita la Commissione europea a definire quali azioni saranno intraprese contro gli Stati membri che mancassero gli obiettivi del 2020, e a rimuovere le restrizioni attualmente previste nel 'commercio dei certificati d'origine'. Questo sistema dovrebbe permettere di acquistare elettricità prodotta da fonti rinnovabili laddove costa meno cara, ma rischia di comportare un onere eccessivo per i paesi (come la Germania) che offrono le sovvenzioni più generose o più efficienti alle energie 'verdi'. L'Iea apprezza anche come "un progresso reale e impressionante" la proposta della Commissione europea di ridurre obbligatoriamente le emissioni di Co2 dalle auto nuove (a 130 g/km entro il 2012), che però il Parlamento europeo e il Consiglio Ue rischiano di 'annacquare' considerevolmente. Sulla questione controversa dei biocarburanti, il direttore esecutivo dell'Iea, Nobuo Tanaka, ha evidenziato come il loro contributo oggi equivalga a un milione di barili di petrolio al giorno, e che se si dovesse farne a meno ci sarebbe una spinta al rialzo sul prezzo del greggio.

Il nucleare
Sul nucleare, infine, l'Iea mantiene il suo tradizionale approccio favorevole. Continuare a fare uso di questa tecnologia nell'Ue, argomenta l'Agenzia, «sarà quasi certamente necessario per raggiungere gli obiettivi politici nel campo del cambiamento climatico e dell'indipendenza energetica. Eppure, la generazione di elettricità nucleare è in declino», con soli due nuovi reattori in costruzione e diversi Stati membri che hanno deciso di non sostituire le vecchie centrali vicine alla chiusura. Alcuni Stati membri, tuttavia, nota l'Agenzia, stanno seriamente considerando di tornare al nucleare (come l'Italia). Secondo l'Iea, la Commissione europea dovrebbe preparare una 'roadmap' per la sostituzione delle centrali decommissionate o in via di decomissionamento nell'Ue. «La nostra valutazione - ha dichiarato Tanaka - è che entro il 2050 dovremo dipendere per il 50% dalle fonti rinnovabili, per il 25% dal nucleare e per il 25% da fonti fossili con l'applicazione dei sistemi di 'carbon sequestration».